TERREMOTO IN ABRUZZO, IN CAMMINO LUNGO LE STRADE DI ONNA “IL PAESE CHE NON C’E’ PIU'”

ONNA –  “Il paese che non c’è piu’”. Ci troviamo ad Onna, piccolo borgo alle porte dell’Aquila. Le strade desolate del paese presentano un interminabile fiume di detriti, che ha travolto nel corso dell’ondata di piena la serenità e l’identità di un popolo, ormai privo di speranze.

In un paesaggio sventrato nel profondo dal sisma delle ore 03,32,  dove risultano impercettibili i contorni e linee che definivano l’antico centro pagus della città romana di Aveia, affiorano i volti stanchi e provati di uomini e donne, che vagano lungo le vie alla ricerca della loro vita travolta sotto tonnellate di macerie.

Nel nostro cammino incontriamo un uomo, ancora ricoperto dalla polvere prodotto dal collasso della sua abitazione e con le mani usurate dall’interminabile lavoro di scavo per tentare di portare alla luce la sua famiglia. “Ho perso tutto. – ha detto l’uomo – Ho chiesto a mio figlio di vegliare su mia madre per questa notte. Il fato ha voluto che questa fosse la loro fine. Li ho trovati abbracciati”.

Poche centinaia di metri più avanti incontriamo una famiglia, in procinto di partire lontana dall’incubo. All’interno dell’autovettura troviamo una famiglia all’apparenza felice: il padre e la madre sono seduti nei sedili anteriori, con i tre bambini sul lato posteriore dell’auto. Ma l’illusione della narrazione di una storia felice dura solo pochi istanti. “Sono venuto ad Onna per recuperare i corpi dei miei due nipoti – afferma l’uomo cercando di trattenere le lacrime – rimasti intrappolati sotto le macerie della loro abitazione sbriciolatasi come un castello di pasta frolla. Adesso siamo in partenza verso la nostra casa che si trova lungo la costa abruzzese”.

In un puzzle complicato di case totalmente rase al suolo e famiglie spezzate, risultata estremamente difficile continuare a raccontare le testimonianze dei sopravvissuti, senza che un senso di angoscia si sviluppi nel nostro animo.

Le notizie che giungono dalle agenzie di stampa sono contrastanti, miscelando da un lato il dolore per l’aggravarsi del bilancio delle vittime e dall’altro la gioia per una salvezza inaspettata. Nelle prime ore del mattino due corpi sono stati estratti dagli uomini dei vigili del fuoco dalle macerie. Salgono in questo modo a 39 le vittime nel paese che conta circa 250 anime. Il bilancio dovrebbe essere definivo. La notizia positiva viene dal ritrovamento di due persone, che ieri sera risultavano disperse. La coppia aveva infatti lasciato il paese senza che gli altri abitanti lo sapessero.

In mattinata i vigili del fuoco faranno una nuova ispezione, seguendo anche i consigli della gente del luogo, per cercare di individuare se ci siano altre persone sotto le macerie, ma l’ipotesi pare poco probabile. Una volta terminata questa fase ci sarà da capire l’entità dei danni alle strutture. Secondo le prime stime sommarie praticamente la totalità delle case è inagibile: il 60-70% sono completamente crollate. Le altre hanno comunque profonde lesioni.

Onna, come Paganica, è destinata a divenire il simbolo del terremoto che ha distrutto il cuore dell’Abruzzo. La speranza è che il dramma della morte e della devastazione non possa intaccare l’identità di una comunità gioiosa ed accogliente con tradizioni profonde radicate nella notte dei tempi

A cura di Massimiliano Riverso

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