AGGUATO MORTALE SUL LUNGOMARE DI ISCA, SI SCAVA NEL PASSATO DI VINCENZO VARANO

ISCA, 5 LUG. – Il rombo di un motore a scoppio, lo stridere delle gomme sull’asfalto, la concitazione, persone che scappano, poi i due uomini vestiti di nero, col volto coperto da un casco, e infine la sequenza terribile di spari che vanno mortalmente a segno. Sono gli ultimi attimi di vita di Vincenzo Varano, il manovale 52enne di Isca sullo Jonio freddato alle 23 di venerdì in via delle Mimose, nei pressi del lungomare di Isca Marina, con circa sei colpi di pistola al torace e alle spalle. Per l’uomo, che fino a gennaio scorso era stato sottoposto a misura di pubblica sicurezza con obbligo di dimora ad Isca, si prospettava una serata tranquilla, con amici e familiari in un’atmosfera di festa. E così è stato, fino al momento in cui sulla scena, tra tavolini, bevande e chiacchiere, hanno fatto irruzione i due sicari a bordo di uno scooter: nessuna parola, solo la fredda esecuzione, in mezzo alla gente atterrita. Forse proprio scavando nel passato dell’uomo, gli investigatori potrebbero trovare elementi utili alle indagini.

Negli anni scorsi Varano era già scampato a un agguato. Questa volta, invece, il destino lo ha raggiunto inesorabile. Almeno sei i colpi esplosi dagli assassini, che avrebbero sparato entrambi, colpendo Varano alle spalle e al torace, mentre era seduto a un tavolo con alcuni conoscenti. I sicari poi, come rapidamente erano entrati in azione, altrettanto celermente si sono dati alla fuga a bordo dello scooter, approfittando delle stradine buie. Non è escluso che, a debita distanza, abbiano nascosto il mezzo per dissimulare ulteriormente la fuga.

Da quel momento in poi, tutto lo scenario estivo – in un vicino stabilimento balneare stava anche per iniziare una festa, alla quale avrebbero partecipato alcuni artisti di note trasmissioni televisive nazionali – è ammutolito ed è iniziata la corsa delle sirene. Il corpo di Varano disteso a terra, tra sedie e tavolini, è presto finito sotto un lenzuolo bianco, una volta constatato che i soccorsi, pur rapidi, dell’equipe medica del Suem 118 non avrebbero sortito alcun effetto. Familiari e amici di Varano – tutti intorno alla vasta area-parcheggio subito isolata dai carabinieri – sono rimasti ad osservare il lavoro paziente degli investigatori: gli uomini della compagnia di Soverato, guidati dal capitano Emanuele Leuzzi, (unitamente a quelli della stazione di Isca e di altri centri limitrofi) impegnati a ricostruire i possibili scenari, sulla scorta delle testimonianze disponibili; quelli del Ris di Catanzaro, intenti ad esaminare palmo a palmo la zona, in cerca di ogni elemento utile; i militari del Nucleo investigativo provinciale, agli ordini del maggiore Massimiliano Dovico. Un’attività intensa, che si è protratta fino a tarda notte.

Nel corso delle operazioni sono arrivati anche i medici legali dell’Istituto di medicina legale dell’università “Magna Graecia” di Catanzaro, Giulio Di Mizio e Federica Colosimo, che hanno eseguito una prima ricognizione cadaverica, e il magistrato di turno il pm di Catanzaro, Salvatore Curcio. Le indagini, che proseguono sotto il più stretto riserbo, starebbero indirizzandosi su più piste ma appare probabile che dal passato dell’uomo possano essere raccolte utili indicazioni. Intanto, il corpo di Varano – che lascia la moglie e due figli – è stato portato nella notte nella camera mortuaria dell’Istituto di medicina legale dell’università “Magna Graecia” dove, nelle prossime ore, sarà eseguita l’autopsia.

Francesco Ranieri Gazzetta del Sud

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