OPERAZIONE “BELLU LAVURU” SEQUESTRO PREVENTIVO DI BENI PER 10 MILIONI A QUATTRO INDAGATI

NULLA TENENTI ACQUISTAVANO IMMOBILI Il Centro operativo della Dia, sul fronte dell’aggressione ai patrimoni di dubbia provenienza, ha sottoposto a sequestro preventivo beni per un valore complessivo superiore ai 10 milioni di euro. I beni sono riconducibili a quattro indagati dell’operazione “Bellu lavuru”.

Operazione Bellu Lavuru

Reggio Calabria – (A cura di Paolo Toscano) Il Centro operativo della Dia, sul fronte dell’aggressione ai patrimoni di dubbia provenienza, ha sottoposto a sequestro preventivo beni per un valore complessivo superiore ai 10 milioni di euro. I beni sono riconducibili a quattro indagati dell’operazione “Bellu lavuru”, condotta dalla Dda contro un’organizzazione mafiosa che si sarebbe infiltrata nel settore dei lavori di ammodernamento della 106. Il sequestro è stato disposto dal gip su richiesta dei pm della Dda Giuseppe Lombardo e Domenico Galletta e ha riguardato beni nella disponibilità di imprenditori considerati dagli inquirenti come riferimento delle ‘ndrine attive nel territorio del litorale jonico che va da Bova Marina ad Africo. Si tratta di Antonio Terenzio, 48 anni, Mario Domenico Mauro, 50 anni, Leonardo Della Villa, 34 anni, Francesco Stilo, 54 anni.

Il sequestro preventivo riguarda parte delle quote sociali della “D’Aguì Beton Srl”, numerosi immobili, anche a Roma e Crotone, e automezzi intestati o comunque riconducibili sempre allo stesso imprenditore; il 50% del compendio aziendale della Mabe srl (movimentazione autocarri betoniere escavatori); l’intero capitale sociale e il patrimonio aziendale della società “La Primula” di Leonardo Della Villa (il provvedimento non riguarda il ristorante omonimo che rimane regolarmente attivo); un appartamento intestato a Francesco Stilo situato a Bovalino, nonché terreni a Bianco, per una superficie complessiva di circa 10 ettari intestati.

Si tratta di beni che il gip, a seguito delle indagini condotte dal Centro operativo della Dia su delega della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, ha ritenuto riconducibili alle imprese operanti in regime monopolistico nel settore della fornitura di inerti, calcestruzzo e servizi che, secondo l’accusa, sarebbero state protagoniste dell’infiltrazione mafiosa nei lavori di ammodernamento della 106, in particolare della cosiddetta “variante di Palizzi”. Sulla scorta delle indagini svolte, la Dia ha ritenuto ci fosse una sproporzione tra i redditi quasi inesistenti di Terenzio Antonio D’Aguì e della moglie e il contemporaneo acquisto di immobili da parte dell’indagato fino al 2007, derivante dall’esame dei dati contabili e fiscali della “D’Aguì Beton Srl”, che – secondo l’accusa – è riuscita ad accaparrarsi una quota dell’appalto relativo al rifacimento della 106 e dei lavori per la realizzazione dell’Istituto scolastico “Euclide”. Per Mario Domenico Mauro la Dia ha sostenuto la stretta connessione tra la condotta di partecipazione all’associazione mafiosa contestata e lo strumento societario della Mabe srl per accaparrarsi una quota degli appalti relativa a prestazioni di nolo a caldo di macchine per movimento terra, per un importo di 500 mila euro. Per Leonardo Della Villa è stata rilevata dalla Dia l’esistenza di una stretta connessione tra la condotta di partecipazione all’associazione oggetto di contestazione e la sua società che sarebbe stata strumento per aggiudicarsi il contratto per la gestione del servizio di mensa nel cantiere, per un importo di 325 mila euro. In relazione alla posizione di Francesco Stilo, genero del boss Giuseppe Morabito “Tiradritto”, la Dia ha evidenziato una sproporzione tra le somme lecitamente percepite dall’imprenditore e quelle destinate ad investimenti e acquisizioni patrimoniali effettuate sin dal 1991 e per tutto il decennio di riferimento, in termini oggettivi di congruità e in relazione alla riconducibilità della Icm alla cosca mafiosa dei Morabito e comunque alla sua diretta gestione.

Redazione Gazzetta del Sud

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