CATANZARO, SCANDALO FALSI ESAMI: GLI INDAGATI “RIVOGLIONO” LE LAUREE

ISTANZE DI DISSEQUESTRO AL TDL Ottenute illegittimamente o meno, per il momento rivogliono le loro lauree. Gli indagati per la compravendita di esami alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Magna Græcia passano al contrattacco.

Università Magna Graecia

Catanzaro – (A cura di G.Lo.Re) Ottenute illegittimamente o meno, per il momento rivogliono le loro lauree. Gli indagati per la compravendita di esami alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Magna Græcia passano al contrattacco. E con i primi ricorsi già depositati al Tribunale del Riesame del capoluogo chiedono l’immediata revoca dei sigilli apposti quindici giorni fa dai carabinieri alla bellezza di 48 lauree, su disposizione della Procura della Repubblica.

L’udienza davanti al giudici del Tdl sarà fissata nei prossimi giorni. Nel frattempo continuano indagini giudiziarie, accertamenti interni all’Ateneo e verifiche dell’Ordine degli avvocati, al quale nel frattempo si sono iscritte decine degli ex studenti indagati. In questo senso si sono già attivati i Consigli dell’Ordine di Catanzaro e Crotone, che hanno avviato le procedure per la convocazione delle persone coinvolte nell’indagine. Le audizioni si svolgeranno il 16 marzo nel capoluogo regionale e il giorno precedente nella città pitagorica. Non è escluso che al termine di questi passaggi i due Consigli optino per la sospensione degli iscritti – complessivamente una ventina – in attesa che si concluda la vicenda penale. D’altra parte il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Catanzaro ha già deliberato, nei mesi scorsi, la sospensione di cinque iscritti finiti sul registro degli indagati nell’ambito della prima tranche della mega-indagine.

L’inchiesta sulla presunta compravendita di esami all’Ateneo è scattata nel 2007, quando un docente ha invitato i vertici dell’Ateneo a presentare denuncia dopo essersi accorto della presenza ad una sessione di laurea di una studentessa che non aveva sostenuto l’esame della sua materia.

Dopo le prime verifiche ad opera della sezione di Polizia giudiziaria dei Carabinieri, è finito in manette il funzionario Francesco Marcello, addetto alla segreteria didattica di Giurisprudenza. Sarebbe lui, che per alcune fattispecie di reato ha già patteggiato la condanna a tre anni, la figura-cardine del presunto imbroglio. Secondo l’accusa, gli oltre 70 indagati si sarebbero avvalsi infatti della “collaborazione” di Marcello per riuscire a falsificare libretti e documenti vari. Mercoledì scorso il funzionario, tuttora sottoposto agli arresti domiciliari, è stato interrogato dal sostituto procuratore Salvatore Curcio, titolare del fascicolo insieme al collega Paolo Petrolo; l’udizione si è svolta su convocazione del pm, che evidentemente aveva bisogno di chiarimenti su alcuni aspetti della questione.

L’inchiesta è tutt’altro che chiusa. Già accertati 400 casi corruzione, il numero degli indagati sembra destinato ad aumentare ulteriormente. E non è detto che gli accertamenti a campione non finiscano per coinvolgere, di qui a breve, anche altri corsi di laurea. Da parte sua, l’Università è pronta a tutelarsi: i vertici dell’Ateneo, infatti, sono pronti ad attivare una commissione interna d’inchiesta, che esaminerà singolarmente la posizione di tutti gli studenti e dei già laureati coinvolti nell’indagine.

Redazione Gazzetta del Sud

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