ACRI, OMICIDIO FABRIZIO GRECO: L’AUTOPSIA SVELA L’ORRORE E RAFFORZA LE ACCUSE

LA SUA AGONIA SAREBBE STATA BREVE L’autopsia avrebbe spazzato via le ultime incertezze sull’orrore di Acri. Il fuoco gli ha dilaniato la testa, il tronco e le braccia, rubandogli in fretta la vita su quella scalinata.

Ospedale Annunziata

COSENZA L’autopsia avrebbe spazzato via le ultime incertezze sull’orrore di Acri. Il medico legale Raffaele Mauro e l’anatomopatologo Francesco De Stefano sono andati alla ricerca dei segni del rogo sui resti mortali della vittima, ricostruendo gli ultimi istanti di vita di quel ragazzo arso vivo dagli amici per una bestemmia. Il fuoco gli ha dilaniato la testa, il tronco e le braccia, rubandogli in fretta la vita su quella scalinata. La sua agonia sarebbe stata breve, il suo cuore si sarebbe fermato velocemente. Così è morto Fabrizio Greco all’alba dei suoi 25 anni. Ad ammazzarlo sarebbero stati due giovani come lui e che con lui stavano sprecando la loro esistenza in mezzo alla strada, sempre a caccia di guai. Il suo aggressore gli avrebbe versato la benzina sul petto, sulla testa e sul collo prima d’innescare quel macabro falò con l’accendino. Una ricostruzione che rafforza la tesi del procuratore Dario Granieri e del pm Antonio Tridico. La versione dichiarata ai carabinieri di Camillo De Maddis, 19 anni, sarebbe sovrapponibile alle verità biologiche. Le ultime ombre sull’accaduto resisterebbero solo sulla ipotizzata cooperazione di Pasquale Gaccione, confermata da De Maddis ma smentita dal diretto interessato che davanti al giudice aveva dichiarato il suo ipotetico disperato impegno nell’inutile tentativo di salvare la vita a Greco. Dall’esame necroscopico sarebbero emerse delle ecchimosi da caduta sulle gambe, compatibili col racconto dell’indagato ma non la ferita da taglio al volto che Gaccione sosteneva gli avesse prodotto De Maddis col collo d’una bottiglia rotta. Il resto del dato autoptico, almeno per adesso, è sbarrato dagli omissis. Atti secretati in attesa degli interrogatori di domani. Camillo De Maddis e Pasquale Gaccione, assistiti dai rispettivi difensori, gli avvocati Vincenzo Adamo e Pierfrancesco Molinari, saranno interrogati dal procuratore Granieri e dal pm Tridico. De Maddis è pronto a rendere piena confessione, lo ha già fatto sapere attraverso il suo legale. Una ammissione di colpa che coinvolgerebbe anche il “compare”. Ma Gaccione ha già esposto al gip Giusy Ferrucci la sua verità, una verità che lo trasformerebbe da presunto complice nell’omicidio a mancato eroe per non essere riuscito a salvare la vita a quel ragazzo divorato dal fuoco.

Camillo De Maddis, invece, già poche ore dopo quel delitto, ai carabinieri che lo aveva escusso a sommarie informazioni nella caserma di Acri aveva detto tutto, ammettendo d’essere stato lui a bruciare vivo l’amico, spiegando pure che «a Pasquale, che lo manteneva, si incendiavano le mani poichè anche a lui, quando avevo versato la benzina addosso a Greco, s’erano inumidite le mani. A quel punto, non appena Fabrizio prendeva fuoco si allontanava di corsa salendo lungo la rampa delle scale ed io e Pasquale ravvedendoci gli correvamo dietro nel tentativo di spegnere le fiamme. Ma eravamo entrambi ubriachi e fummo costretti ad allontanarci anche perchè venimmo investiti dalle fiamme, lasciando Fabrizio che sembrava una torcia umana. Quindi, ci allontanavamo e ci dirigevamo a casa di Pasquale dove nei pressi è situata una fontana pubblica in cui entrambi immergevamo le mani nel tentativo di alleviare le ustioni subite. Subito dopo provvedevo a chiamare i carabinieri cercando di raccontare l’accaduto e dicendo che avevamo visto un giovane in fiamme. E dopo aver chiamato il 118, rientravamo a casa di Pasquale dove entrambi parlando dell’accaduto ci promettevamo di coprirci a vicenda e di non dire nulla di quanto accaduto».

GIOVANNI PASTORE GAZZETTA DEL SUD

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