BRANCALEONE, OMICIDIO LUCIANO CRISEO. NOIE GIUDIZIARIE LEGATE ALLA DELICATA PARENTELA CON LAURO

LA DELICATA PARENTELA CON LAURO Le noie giudiziarie del povero Luciano Criseo iniziarono nei primi anni Novanta, quando la Dda reggina prese di mira gli affari di Giacomo Ubaldo Lauro, cugino e compaesano della vittima.

Brancaleone Le vicende giudiziarie di Luciano Criseo iniziarono nei primi anni Novanta, quando i vertici della Dda reggina si interessarono degli affari di Giacomo Ubaldo Lauro, cugino e compaesano della vittima. Dal piccolo centro di Brancaleone Lauro coordinava un esteso traffico di cocaina dalla Colombia, in collaborazione con Julio Jimenez, uno dei più noti narcos sudamericani. Lauro venne catturato pochi anni dopo in Olanda, e durante il regime di carcere duro divenne collaboratore di giustizia. Le sue testimonianze portarono allo smantellamento dell’organizzazione di cui facevano parte, tra gli altri, suo fratello Bruno, il cugino Luciano Criseo ed i suoi cognati, i fratelli Claudio e Francesco Pansera.

Questo evento segnò l’inizio di un’importante collaborazione con i magistrati Francesco Mollace e Roberto Pennisi che avrebbe dovuto trasformare l’ex narcotrafficante nel più importante pentito nella storia della ‘ndrangheta, insieme con Filippo Barreca.

Lo sfaldamento dell’organizzazione condusse Bruno Lauro a seguire la strada percorsa dal fratello e subito dopo anche i fratelli Claudio e Francesco Pansera passarono nelle file dei pentiti. Dalle loro dichiarazioni era nata l’operazione “Vascello” con oltre 30 indagati e 22 arresti con l’accusa di traffico internazionale di sostanze stupefacenti. La procura aveva chiesto il rinvio a giudizio anche per Luciano Criseo ma, come ricorda l’avvocato Giuseppe Cristiano che lo ha difeso in tutte le questioni giudiziarie, in sede di udienza preliminare c’era stato il proscioglimento del ristoratore. In quella sede era emersa la posizione critica del ristoratore nei confronti del cugino e le sue esortazioni a lasciare perdere il traffico di stupefacenti.

L’unica condanna subita da Criseo è avvenuta in un processo per danneggiamento celebrato davanti al Tribunale di Reggio. In quella sede doveva rispondere, insieme con un complice, dell’accusa di aver incendiato nella città dello Stretto l’autovettura di un carabiniere.

Redazione Reggio Calabria

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