IL DESTINO SI ACCANISCE CON UN KO MORTALE. E’ SCOMPARSO IN UN INCIDENTE STRADALE GIOVANNI PARISI

ADDIO ‘FLASH’ Il destino si accanisce di nuovo con un ko mortale contro un campione di pugilato. Stavolta il colpo non arriva sul ring, ma in uno spaventoso incidente d’auto. Lo sport italiano piange Giovanni Parisi.

COSENZAIl destino si accanisce di nuovo con un ko mortale contro un campione di pugilato. Stavolta il colpo non arriva sul ring, ma in uno spaventoso incidente d’auto. Lo sport italiano piange Giovanni Parisi, in arte ‘Flash’: il soprannome, a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, se l’era guadagnato per quel destro rapido e potente che sapeva assestare in aggiunta alla sua boxe molto tecnica. Ma sul quadrato la sua carriera non fu certo una meteora, dal titolo olimpico di Seul fino alla sfida mondiale a Chavez, a Las Vegas.

Quarantadue anni, nato a Vibo Valentia ma da un trentennio residente a Voghera, Parisi aveva anche provato un ritorno alla sua nobile arte nel 2006, dopo una carriera di pugni, vittorie, ko e polemiche. Come quando la consegna del collare d’oro per quel successo olimpico nel 1988 – un ko nella finale dei piuma contro il romeno Dumitrescu – fu accolta con una battuta sprezzante: ‘ora manca che mi diano il collare’.

Timido, schivo, leggero e molto tecnico in linea con la scuola italiana del pugilato, Parisi aveva combattuto 47 incontri, e ne aveva vinti 41 di cui 29 per ko. Solo cinque le sconfitte, di cui tre volte per essere andato al tappeto, e un pari. Il suo palmares comprendeva, oltre all’oro di Seul, due titoli mondiali WBO, quello dei leggeri detenuto dal ’92 al ’93, e quello dei superleggeri, tra il ’96 e il ’98. Rivale in Italia di Gianfranco Rosi, Parisi non era rimasto nei limiti del ring tricolore: nel ’95 esporto’ i pugni italiani oltre Oceano, combattendo sul ring di Las Vegas contro il messicano Julio Cesar Chavez.

”Per me e’ una perdita dolorosissima – ricorda oggi Franco Falcinelli, presidente della federpugilato e nell’88 commissario tecnico di quell’Italia di cui Parisi fu simbolo olimpico – Ricordo ancora quando, finito il match, Giovanni alzo’ le braccia al cielo e dedico’ la medaglia d’oro alla madre scomparsa da poco”. Sofferenza e dedizione per rimanere nel peso. E grandissima determinazione. Questo, ricorda il suo ct degli anni d’oro, era Parisi. Finche’ il destino non lo ha colpito duro incrociandolo su un’autostrada di Voghera, costringendolo a scendere definitivamente dal ring. Quello della vita

GAZZETTA DEL SUD

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