ACRI ALLE 2.55 DI SABATO LA TELEFONATA CONCITATA AL “112″: «C’È UN GIOVANE AVVOLTO DALLE FIAMME»
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UN INVOCAZIONE D’AIUTO QUAND’ERA GIA’ NOTTE, un urlo disperato: «C’è una persona avvolta dalle fiamme». Poi il clic e il silenzio. È la telefonata al “112″ che, alle 2.55 di sabato, annuncia l’orrore. Una chiamata effettuata dal cellulare di Camillo De Maddis, 19 anni.. |
Cosenza – L’inchiesta della Procura, guidata da Dario Granieri, parte da lì, da quella drammatica testimonianza. Una indagine già incartata, con due presunti responsabili, ed una ricostruzione che sembra assai verosimile. De Maddis e Pasquale Gaccione, 20 anni, sono in cella perchè indiziati d’omicidio. Dell’omicidio di Frabrizio Greco, 25 anni, che prima di sabato era stato loro amico. Il pm Antonio Tridico contesta ad entrambi la volontarietà del delitto con l’aggravante dei futili motivi e della crudeltà. Il magistrato inquirente ha sigillato la prigione d’accusa attorno a quei due ragazzi col cemento e i mattoni forniti dalle investigazioni di due diversi reparti dell’Arma, la Compagnia di Rende, guidata dal maggiore Vittorio Carrara, e il Nucleo investigativo del Reparto provinciale, al comando del maggiore Mariano Celi, naturalmente con la supervisione del colonnello Aldo Iacobelli. Oggi De Maddis e Gaccione potrebbero diventare ufficialmente indagati dopo la convalida del fermo e l’emissione d’una ordinanza applicativa di misure cautelari da parte del gip Giusy Ferrucci che li interrogherà, prima di decidere. Gli avvocati Vincenzo Adamo e Pierfrancesco Molinari tenteranno di tirarli fuori dal carcere ma, almeno in questa prima fase, la loro missione appare ai limiti del possibile. Non sembrano esserci grandi margini di manovra per i legali e l’inchiesta è ancora condensata in quei pochi atti allegati al decreto di fermo. Il resto deve ancora essere scritto dagl’inquirenti, compresi i dettagli macabri di quella maledettissima lite innescata da parole senza senso perchè pronunciate, probabilmente, dopo parecchi bicchieri di alcolici. Fabrizio aveva bevuto, ma anche Camillo e Pasquale non s’erano risparmiati. Fabrizio era il più grande di quel gruppo di giovani senza arte nè parte che giocava con la vita. Camillo De Maddis, cosentino, da un paio di settimane dormiva a casa di Pasquale Gaccione, dopo aver abbandonato a settembre la sua famiglia che vive a Cosenza. Pasquale, che era amico di Fabrizio, era stato arrestato a dicembre insieme al padre per il possesso di tre etti di marijuana, poi il genitore s’è assunto la responsabilità della detenzione dell’”erba” e il ragazzo è tornato in libertà. Quei tre si vedevano in giro tutto il giorno, s’arrangiavano, e qualche volta si mettevano nei guai. Ma nessuno aveva immaginato che potessero finire così. Tutta colpa di certe frasi che De Maddis non ha gradito. Parole vomitate all’improvviso, almeno così credono i carabinieri che, tuttavia, non hanno abbandonato definitivamente l’idea che la lite mortale possa essere stata indotta da motivi d’interesse e di non provato malaffare. Ipotesi che non appaiono robuste. Decisamente più convincenti quei sospetti costruiti attorno all’inutile zuffa che per adesso trascinano l’inchiesta. De Maddis avrebbe malsopportato i ripetuti affronti dell’amico e accecato dall’ira l’avrebbe “avvertito”: «Ti vrusciu». La vittima avrebbe continuato a sfidarlo davanti ad altra gente: «Tanto tu non hai il coraggio di farlo». Il diciannovenne avrebbe inutilmente chiesto una bottiglia vuota che prima gli sarebbe stata data e, subito dopo, levata dalle mani. E così si sarebbe allontanato per procurarsi una piccola tanica di plastica e dirigersi al più vicino distributore di carburanti. Tra l’una e 50 e l’una e 53 il ragazzo è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre prelevava 5 euro di benzina. Quindi sarebbe tornato sui suoi passi e davanti all’amico avrebbe rinnovato la minaccia: «Ti vrusciu». Ma Greco avrebbe continuato a sfidarlo e così, De Maddis, con la complicità di Gaccione, che l’avrebbe bloccato da dietro, lo avrebbe trasformato in una torcia umana. Forse De Maddis, prima di versargli addosso il carburante, potrebbe aver colpito al collo la vittima (che presenta una ferita da taglio). Poi, la “punizione”, inferta con crudeltà. Una trama ancora confusa che potrebbero trovare il conforto dell’autopsia prevista per oggi pomeriggio
Giovanni Pastore Redazione GazzettadelSud
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