OPERAZIONE PINOCCHIO, LA DRAMMATICA STORIA DELL’ARTIGIANO DI ROMBIOLO
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VIBO VALENTIA – Gli spaccati di vita vissuta che emergono dall’inchiesta “Pinocchio” sono drammatici. Scorrendo le pagine dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip per tre persone (due gli arresti eseguiti: Raffaele Lentini e Roberto Cuturello), su richiesta del pm distrettuale Marisa Manzini, si ha bene l’idea dell’inferno in cui si è ritrovato Michele Tramontana, 42 anni, falegname di Rombiolo, oggi testimone di giustizia. L’uomo, usurato dal 2000 al 2006, nel marzo del 2007 ha trovato il coraggio di denunciare i suoi presunti aguzzini, liberandosi così dal giogo di pressioni costanti unite alle sempre più esose richieste di interesse sull’importo prestato, che a un certo punto, gli aveva fatto desiderare la morte.
E dire che Tramontana aveva un solo progetto: ampliare e migliorare la piccola impresa a conduzione familiare. Per questo aveva richiesto e ottenuto le sovvenzioni in base alla legge 488, forte della sua abilità nel lavorare il legno e di quella di suo padre.
Il 1995 per l’artigiano di Rombiolo è stato l’anno dei sogni e dei progetti. Una breve parentesi spezzata, a distanza di qualche tempo dalla presentazione dell’istanza di accesso alle sovvenzioni, da un gravissimo infortunio sul lavoro. All’uomo vengono amputate le dita della mano sinistra e per lui inizia il calvario degli ospedali, delle cure e delle protesi. Lavorare diventa per lui impossibile. Sei mesi dopo un’altra mazzata. Il padre, che mandava avanti l’attività, rimane coinvolto in un gravissimo incidente stradale. Per l’impresa artigiana significa il blocco totale e con esso arrivano i primi protesti.
La situazione per il falegname non migliora con l’erogazione di una prima tranche del finanziamento (legge 488), in gran parte utilizzata per coprire i debiti ed estinguere i mutui contratti ed accesi con gli istituti di credito. Il tracollo, praticamente, è alle porte. Tramontana non riesce a destreggiarsi tra la necessità di far fronte ai debiti e l’urgenza di dare avvio agli investimenti finanziati dallo Stato, indispensabili per l’erogazione delle rimanenti tranche del mutuo. Ed è proprio il bisogno di poter disporre di considerevoli somme di denaro che lo spinge a bussare ad altre porte, a scivolare lentamente nel tunnel dell’usura. Un vortice che non risucchia soltanto il falegname e i suoi familiari, ma crea difficoltà finanziarie anche ad alcuni suoi amici.
La prima persona con la quale il falegname avrebbe avuto i primi contatti sarebbe stata Raffaele Lentini (detto Lello), 52 anni di Ionadi, operaio forestale. Da Lentini, sin dal 2000, Tramontana avrebbe ricevuto prestiti di una certa entità al tasso mensile di interesse inizialmente dell’8 per cento e poi del 10 per cento. Complessivamente – secondo quanto dichiarato dal falegname agli inquirenti – dal gennaio 2002 al luglio 2006 avrebbe chiesto a Lentini una somma pari a 300mila euro, e avrebbe pagato interessi per circa 180mila euro.
Comunque fino all’inizio del 2006 il rapporto va avanti tranquillamente. Il falegname sarebbe stato contattato per «andare a prendere un cassetto» – significava che poteva andare a prendersi i soldi – o per andare a «portare una mensola» – cioè doveva andare a pagare – sino a che i problemi dell’usurato e le difficoltà a coprire i pagamenti, appesantiti da un ulteriore tasso (in questo caso del 20%) di interessi sui ritardi maturati, incrinano il tran-tran.
Nel frattempo però, nella vita del testimone di giustizia, si sarebbe inserito anche Roberto Cuturello, 42 anni, di Limbadi legato da rapporti di parentela a Giovanni Mancuso, uno dei vertici dell’omonima cosca di Limbadi. Tramite un conoscente comune vengono messi in contatto, anche se prima di procedere nell’intermediazione questa persona mette in guardia Tramontana sulla presunta pericolosità di Cuturello e «della sua compagnia» che faceva capo a tale «zi Giovanni» (identificato dagli inquirenti in Giovanni Mancuso, di 68 anni). Non ritenendo di avere altre alternative il falegname si sarebbe rivolto a Cuturello dal quale avrebbe ottenuto un primo prestito (20mila euro) al tasso di interesse del 10% mensili. Nel 2005 però la situazione economica di Tramontana si aggrava ulteriormente. A questo punto si sarebbe rivolto ancora una volta a Cuturello dal quale avrebbe ottenuto (in due soluzioni) 40mila euro. Un debito dal quale non sarebbe più riuscito a liberarsi considerato che non avendo mai, alle scadenze prefissate, il denaro sufficiente per estinguere il rapporto, Cuturello gli avrebbe imposto ulteriori esosi interessi sul debito residuo fino a pretendere il doppio della somma non corrispostagli.
MARIA LUCIA CONISTABILE GAZZETTA DEL SUD
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