NDRANGHETA/CALABRIA - OPERAZIONE DEL NOE COINVOLTI ANCHE IMPRENDITORI CINESI E CAMPANI NELL’INCHIESTA EMESSA DAL GIP DI PALMI
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Ci sono anche due cinesi ed alcuni imprenditori campani che operano nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti tra le persone coinvolte nell’operazione condotta dai carabinieri del Noe che ha portato all’esecuzione di 13 misure cautelari emesse dal gip di Palmi su richiesta della Procura della Repubblica. Le misure cautelari consistono in cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere, sei agli arresti domiciliari e due obblighi di firma. Tra le persone finite in carcere, ci sono i due cinesi accusati di avere fatto da intermediari con le industrie della Cina cui erano destinati i rifiuti oggetto del presunto traffico illecito ed alcuni degli imprenditori coinvolti nell’operazione |
Titolare dell’inchiesta che ha portato all’esecuzione delle misure cautelari, coordinata dal procuratore della Repubblica di Palmi, Vincenzo Lombardo, e’ il pm Eliana Franco. Nel corso dell’attivita’ investigativa, che si protraeva dal 2005, sono stati fatti, complessivamente, nove sequestri di rifiuti speciali e pericolosi in un arco di tempo compreso tra l’ottobre del 2005 ed il gennaio del 2006. I carabinieri hanno sequestrato, complessivamente, 2.648 tonnellate di rifiuti, contenuti in 16 container in transito nel porto di Gioia Tauro. Secondo e’ emerso dall’inchiesta, i rifiuti sequestrati, anziche’ essere trasformati dalle imprese che li spedivano in Cina in materia prima secondaria, erano residui allo stato originario di lavorazioni industriali e cosi’ venivano inviati alle industrie cinesi, dopo essere stati sottoposti semplicemente ad una riduzione volumetrica, che li utilizzavano per produrre plastica, metalli e carta. In tal modo venivano violate le direttive dell’Unione europea e nazionali che impongono la trasformazione dei rifiuti pericolosi prima della loro esportazione a fini industriali. La Procura di Palmi, con un incidente probatorio, ha anche effettuato una perizia tecnica che ha accertato la mancata trasformazione dei rifiuti e la loro conseguente pericolosita’. Le imprese coinvolte nell’inchiesta hanno sede due in Campania ed una a Pomezia (Roma)












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